Questa storia

22 marzo 2009 alle 9:46 pm

Vi voglio raccontare questa storia.
questa mattina mi sono alzata presto. saranno state le 8, forse qualcosa in meno. i boccioli rosa della magnolia che si vede dalla mia finestra avranno un orgasmo verso Pasqua, come sempre. il sole luccicava sul vetro e mettendo i piedi sul pavimento ho pensato che era freddo.
prima di fare colazione sono andata al computer per controllare la posta. in mezzo ad alcune mail ce n’era una di una persona che non conoscevo, una mail bruttissima di due sole righe. in sintesi diceva che due anni sono troppi e che io non valgo l’attesa. il disco sarà sicuramente un grandissimo fiasco, cambia mestiere. avevo ancora il sonno che mi tesseva i fili intorno alla faccia e non ero sicura di aver letto bene, ma un caffè ha fugato ogni dubbio. per prima cosa mi è venuta una grandissima rabbia. non per il fiasco, e nemmeno tanto per il valore. per il cambia mestiere. cambia mestiere è una frase che nessuno al mondo dovrebbe permettersi di dire a qualcun altro. mai. per nessuna ragione. non esiste giudice al mondo che possa dirti cosa puoi o non puoi fare. poi è arrivata l’amarezza, la tristezza. la sfiducia. erano tre righe di uno che nemmeno conoscevo, ma scottavano. mi sono chiesta il perchè di tanta cattiveria gratuita. cosa nascondesse. non mi è venuto in mente nulla se non che pensasse davvero quello che diceva. non gli rispondo, mi sono detta. non gli do peso. ho bevuto un succo d’arancia. anzi si, gli rispondo. e lo mando affanculo. e gli dico “e un bel sti cazzi no?”. anzi, peggio. come cazzo si permette. lo prendo ad insulti fino a domani.
sapete cosa ho fatto? gli ho regalato l’album. da itunes. accompagnato da parole gentili. “visto che non valgo l’attesa, ecco. costo zero. spero ti piaccia”. non ricordo più chi mi aveva detto che rispondere alla violenza con l’amore era una strategia favolosa. non era gesù. era qualcuno di più telegenico. tipo il maestro miaghi, quello che stava in piedi sopra un legnetto con una gamba sola e faceva fiorire i bonsai.
ma non ve ne frega niente. voi volete sapere com’è finita. e ve lo dico. è finita che abbiamo fatto pace. e che ho scoperto che lui mi aveva mandato una mail di complimenti mesi fa, a cui non avevo risposto. è finita che lui è un mio fan e che ama la mia musica. è finita che mi aveva sotterrato di merda perchè pensava l’avessi ignorato.

allora vi dico questo.
valutare un’artista, e una persona, dal fatto che risponda o meno alle mail è un cazzata mostruosa. in questo lavoro non c’è tempo, non ci sono orari. ci sono invece sbalzi allucinanti d’umore e una ragnatela sottilissima di tensioni emotive che a volte non si vuole toccare per paura che si rompa l’equilibrio. a volte le mail sono troppe, altre sono troppo poche. tutte, e vi giuro tutte, vengono lette ed amate. anche quelle brutte, se sono un modo di nascondere le belle. un giusto distacco a volte fa bene. a volte si rovina la magia delle parole rispondendo a frasi che non contengono domande. spesso è solo desiderio di cristallizzare qualcosa di bello.
se chi segue un artista non capisce questo, lo odierà. e io spero che non accada. e spero che mail così non ne arrivino più, perchè per ferire feriscono, anche se alcune – poi – hanno il lieto fine.

gaia