Myspace???
27 marzo 2009 alle 7:02 pmMa a cosa cavolo serve ormai Myspace? a cosa?
forse una volta poteva avere un senso. quando stavo con la SONY era ancora qualcosa di pionieristico, in un certo senso. a distanza di nemmeno 3 anni è diventato invece un’accozzaglia disordinata di band, cantanti, musicisti, privati, ragazzine dalle pose provocanti, artisti, madri di famiglia e guardoni. i numeri sono cresciuti così tanto che davvero, myspace non serve più a un tubo di niente e non esiste un solo, e dico un solo modo di usarlo a proprio vantaggio senza risultare irritanti. tanto alla fine tutte le band sono lì per trovare la propria visibilità e se ne sbattono allegramente di quella degli altri. nessuno ascolta più, si accettano e chiedono amicizie e basta, senza nemmeno guardare da chi provengono. io per prima faccio così, perchè quando la situazione diventa iperincasinata non esiste più nemmeno la possibilità di orientarsi. ma che senso ha? tanto se “addi” per far conoscere la tua musica sei odioso, se non vuoi esserlo devi chiacchierare (ma di cosa?) con 11 mila amici ed essere anche simpatico, se lasci messaggi fai spam, se ne lasciano a te li cancelli, e via così all’infinito. dovrebbero chiuderlo. tanto nessuno ascolta nessuno, tom lo deve capire. deve farsene una ragione. inoltre gli strumenti messi a disposizione da myspace ormai fanno ridere…5 sole canzoni in un player, nessuna possibilità di mandare messaggi collettivi, azzeramento degli ascolti ad ogni canzone sostituita, impossibiltà di cercare o organizzare gli amici quando se ne hanno molti (cosa assurda, dato che dovrebbe essere esattamente il contrario)…uno schifo.
l’altro giorno chiacchierando di questa cosa ho detto di rimpiangere i tempi in cui la musica in internet ancora non esisteva. si. in un certo senso sputo nel piatto in cui mangio, perchè è solo grazie ad internet che per ora ho visibilità e seguito. e in un certo senso è bello che tutti possano farsi sentire. ma non si può andare avanti così. l’offerta è diventata illimitata, incontrollata, non esiste più un minimo di scrematura e il risultato è che l’ascoltatore, irritato, non ascolta più un cazzo. una volta almeno passavano in pochi. e d’accordo che questo passaggio non era meritocratico, ma quasi sempre legato a mafie incredibili, e d’accordo che si spedivano i demo-tape in buste imbottite ad a&r che passavano la giornata a trombarsi le segretarie, ma almeno esistevano dei confini. e quelle rare cose decenti che per una miracolosa commistione di culo e bravura emergevano, emergevano sul serio, perchè il pubblico ne percepiva chiaramente e distintamente la presenza in un mercato limitato. e su quella evidenza si potevano costruire le carriere, quelle vere e durature, non quelle che durano sei mesi e tanti saluti perchè poi si viene travolti da orde di artisti fai da te.
il dritto ed il rovescio della medaglia, dicono.
gaia


