Gaia Riva

I Am Psyche

Temporale

11 aprile 2009 alle 11:52 am | Commenti disabilitati

Volevo chiudere questo blog perchè ho preso una decisione e la gaia che c’era prima è in frantumi, ma poi mi sono detta che in questo mondo dove tutto crolla, le case, le chiese, la terra, le speranze, i sogni e le persone, forse anche una piccola stronzata come un diario del cazzo che resta in piedi nonostante tutto poteva lanciare un messaggio.

così, anzichè chiuderlo, alla fine ho scritto una canzone.
è in italiano, come tutte le mie prossime, e si intitola Temporale. questo weekend non sono andata via, niente di niente, nemmeno un’uscita. mi sono isolata da tutto, dal mio sconforto, dagli avvenimenti degli ultimissimi giorni. non ho fatto gite o scampagnate e nulla di quello che ho cucinato di malavoglia il giorno di Pasqua è venuto bene. non sono riuscita a pensare a niente che mi aiutasse, e mi sono sentita veramente persa dentro a questa strana luce d’aprile, come se fossi solo un riflesso su un vetro, o gioco d’ombre, insomma come se non avessi consistenza. il tempo qui è stato brutto, ma quel brutto primaverile che minaccia pioggia lontano e rasserena vicino, e poprio da questa atmosfera è nata Temporale.
ho preso una base di chitarra e piano di andrea e ho girato per ore in macchina senza una meta, mentre nel cd risuonava soltanto quel giro, mille e mille volte. per strada non c’era nessuno, chi è che va in giro il pomeriggio di Pasqua, così ho potuto scrivere indisturbata anche mentre guidavo, con i finestrini abbassati e l’aria sulla faccia. a me le parole e le melodie vengono così, a caso…o meglio, parlando ad alta voce. nel silenzio non riesco a dire nulla, ma appena apro bocca esce un fiume di roba da cui poi scremo, ritaglio, cesello e miglioro. è un diario anche il mio canto, io che sono una chiacchierona lo so bene, e il mio cervello veloce mi segue sempre, sta al passo, e sputa fuori tutto a ritmo di musica, a volte anche cose interessanti senza nessuna riflessione particolare dietro.
la strofa è impegnativa, ricca, così qualche volta mi sono dovuta accostare di botto con le quattro frecce ai lati della tangenziale, e vicino ad un campo ho segnato tutto su un messaggio del cellulare perchè non me la dimenticassi.
nella mia testa c’è già tutto di questa canzone, così come per “Una Nuvola di Te” e “Bastavan le parole”. però mi sento vuota dentro. un fantoccio stanco. uno di quei pupi napoletani, inquietanti, con quel ghigno strano a metà tra lo scherno e il pianto.
adesso cosa farò?

gaia

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