Susan Boyle è l’esempio di quanto brutta sia diventata questa società.
auguro il meglio a questa buona signora dalle sopracciglia troppo folte, ma certo non più brutta della media delle scozzesi, se non fosse per l’aspetto trascurato. le auguro carriera e gioia e tutto quello che in una vita senza mai un bacio e senza mai un amore non ha avuto. le auguro novità, follie e viaggi, lei che ha avuto come compagno per anni solo un grosso gatto. le auguro davvero ogni cosa che desidera.
è tutto quello che le sta intorno che mi disgusta. basta entrare in un buon teatro per sentire cantare così. eppure adesso lei ha la voce più bella dell’intero pianeta terra. lei ha il dono degli angeli. lei fa drizzare i peli delle braccia, piangere davanti al computer, lei è la quintessenza della musica. e la domanda che i più svegli si fanno è, ma se fosse stata più carina avrebbe suscitato lo stesso clamore? la risposta è una e una sola: certo che no. e la favola della bruttissima che diventa diva, dello sfigato che fa i miliardi in azienda, della cameriera eletta principessa, alla fine rimane in questo mondo stropicciato l’unica cosa che ancora fa presa sulla massa. e non discuto il fatto che tutti abbiamo bisogno di favole, figurarsi, proprio io che vorrei essere cappuccetto rosso. ragiono tristemente sul fatto che non sappiamo nemmeno più costruirne di pure. ragiono sul fatto che ogni cosa viene strumentalizzata, in negativo. e che a volte anche di una situazione potenzialmente positiva si distorce ed esagera talmente tanto il messaggio, che alla fine diventa solamente ridicola.
il miglior modo di distruggere certi luoghi comuni sarebbe quello di essere imparziali nei propri giudizi, e di non avere pregiudizi. nel momento in cui la prima cosa cade, è come se si affermasse la seconda. quello che mi fa schifo è leggere tutti quei commenti fra i 32 milioni di visite su yuoutube, e non riuscire a cogliere quasi niente di pulito. in tutta quella melassa vedo lo sporco, più che in etti di merda. vedo la pietà mascherata male, la buffonata, il metro di giudizio falsato, mentre si sbandiera ai quattro venti che il metro di giudizio non dovrebbe essere influenzato mai. gente che non pesa nessuna parola, perchè nessuno di quelli che scrivono vorrebbe essere lei.
a susan boyle questo probabilmente non importa, e ne sono davvero felice. abituata com’è a persone e giornate meschine adesso deve solo rifarsi, raccogliere tutto quello che può, e che spero sia molto, bello e sufficiente. non se le farà nemmeno certe domande, o, se se le farà, a quest’ora sarà di certo già abbastanza forte da fottersene della risposta.
però che amarezza. che mondo tutto storto, e stanco. in cui tutti cerchiamo la bellezza, intesa come candore, giustizia, ed alto principio, ma non abbiamo la più pallida idea di come fare a trovarla. confusi, disorientati, capaci solo di vedere il bianco ed il nero e di fare il gioco degli opposti.
qualche favola vera, esisterà ancora?
gaia








