Wild mountain_the end

28 agosto 2010 alle 23:10 | Commenti disabilitati

De chirico dipingeva l’angoscia della partenza.
io invece fotografo quella dell’arrivo.
sono a casa. un po’ triste, spaesata. iaki anche. pensavo fosse felice di tornare ai suoi ritmi…invece pare di no. mi segue come un’ombra, con passo lentissimo. a volte mi guarda dritto negli occhi come se fosse alla ricerca di una risposta. dov’è casa nostra, casa nostra per davvero? a cosa mi devo abituare? mi sono sognato tutto? no iaki…non hai sognato nulla…si chiama viaggio…si va e poi si ritorna e il cuore è più grande di prima ma allo stesso tempo più piccolo, come se fosse più ricco ma anche più spezzettato. il mio cuore sparpagliato, cantava zucchero. e delicato.
tornando in autostrada mi sono presa una secchiata d’acqua mostruosa, esattamente nel momento in cui ho deciso di fare sosta all’autogrill per far scendere il cane. ho appoggiato un piede per terra ed in quel preciso istante è sceso il diluvio universale, facendomi venire la pelle d’oca alta mezzo metro mentre nell’erbaccia della piazzola vicino ai camionisti pregavo dio che iaki non trovasse troppi odori interessanti. siamo ripartiti che eravamo zuppi tutti e due, come due pulcini spennati. un po’ silenziosi.
dal parabrezza ho fotografato la linea sull’asfalto. è incredibile quanto chiara sia la direzione certe volte, ma anche quanto sbagliata possa essere. io che ho scritto e che canterò Contro Corrente mi sento più che mai come se il mondo mi stesse venendo in faccia all’incontrario. come se la terra girasse in senso orario ma io no. o la gravità mi portasse verso l’alto. tutti i pensieri che potevo pensare oggi li ho pensati.



stamattina sono stata nei “miei posti”.
quelli in cui andano in vacanza da bambina, a funghi, a passeggiate, per 3 settimane l’anno. quelli in cui mi hanno scambiato per un quasi fungo, come si legge nella mia biografia. nella foto in cui sono con iaki…ecco, dietro c’è lo schmidel. seduta ad uno di quei tavoli mia madre ha accusato la nausea che poi avrebbe chiamato gaia, e io, piccolo embrione, minuscola particella atomica, ero a malapena viva e forse già pensavo “che vita di merda!”
il sole era pazzesco. c’era anche un vento forte, di quelli che mi agitano moltissimo e fanno luccicare tutte le foglie. ho provato un grandissimo senso di inquietudine e di abbandono.
mi sento sola. disperatamente sola. sola di quella solitudine che non ha a che fare con le persone ma con l’animo, sola di un sapore dolceamaro. sola profondamente ma inspiegabilmente. sola a tutto spiano, sola a rotta di collo. sola della solitudine che nessuno vede e nessuno capisce, di quella solitudine che non si può raccontare perchè appena la definisci ti scappa dalle mani. stasera ho una gran voglia di piangere e sapete cosa penso? che me lo posso proprio permettere.

questo è iaki nel viaggio di ritorno.
mille valigie lo separavano da me, questa volta sono stata più astuta. il risultato è stato questo. una faccetta assonnata e pietosa che si sporgeva dal buco in mezzo, chiedendo un grattino ogni 5 kilometri. adoro il suo tartufo puffoso. e nero. adesso dorme su un tappeto ikea tutto colorato, a 39 euro e 90. gli piace.

che altro dire…i ritorni mi uccidono.
più delle partenze.
mi ha persino sfiorato l’idea di fare il giro del mondo con iaki, raccontandolo su un blog. mi sono vista con centinaia di migliaia di visite al giorno, io che racconto quanto ho vomitato arrivando in tibet, o la mano persa in una lotta con i coccodrilli, o i miei 3 mesi di prigionia in arabia (mi hanno lasciato il portatile, ovviamente. con la connessione) tenuta in vita solo a pane ed acqua.
ma sono quelle idee stupide che ti attraversano la testa e la forano come un proiettile, uscendo dall’altra parte. o come un flash.

vorrei che mio nonno fosse qui.

gaia

Comments are closed.

Video of the Day


Photo

 

Network

Vetrine Digitali