Mad country_prima impressione

2 settembre 2010 alle 22:43 | Commenti disabilitati


Non ho dato un titolo a caso a questa seconda serie di escursioni in solitaria con iaki.
esattamente un minuto dopo essere arrivata in questo posticino sperdutissimo sulle colline, una cosa da far sentire in compagnia persino il dalai lama, mi è stata raccontata questa allegrissima storia:

Andare a Volterra fino alla fine degli anni ’70 voleva dire in molti casi andare internati nell’Ospedale Psichiatrico Ferri, in cui furono ricoverate fino a 6000 persone contemporaneamente, gli indesiderabili. All’interno di questo inferno sulla terra, una bolgia in cui esistevano 20 lavandini e 2 bagni ogni 200 degenti, dove morirono per “troppa cura” decine di migliaia persone che non videro mai più un cielo senza sbarre.

più precisamente QUESTO QUI SOTTO, un sentierino accanto al mio appartamento, è la via che attraverso il bosco arriva a volterra e su cui si incontra, a poca distanza da qui, il cimitero abbandonato dove hanno seppellito i 2/3 degli inquilini dell’ospedale psichiatrico. questo, più o meno, è quello che mi ha detto la signora dell’agriturismo subito dopo “ciao” e “mangi con noi o da sola”, e la mia bocca mentre raccontava la più assurda e macabra delle storie assomigliava disperatamente a un culo di gallina, o ad una O maiuscola micro sans serif, o a un bottone da camicia. bellissimoooooooo, ho detto con voce sognante. io adoooooro gli ospedali psichiatriciiiiiiii. questa esclamazione funziona sempre. in primo luogo, ti cataloga immediatamente come ospite non ordinaria. secondo, è un modo per passare la paura a chi sta davanti, come se gli lanciassi una patata bollente. una specie di scarica barile, un adesso la caga prenditela tu. fa sentire bene ed ha lo straordinario potere di chiudere la bocca a chiunque.

la prima impressione arrivando qui è stata orribile. semplicemente. le foto per la seconda volta mi hanno abbondantemente imbrogliato, e questa volta la mia faccia si è rifiutata di nascondere il disappunto. il viaggio è stato devastante, almeno 8 soste in autogrill e la stessa, penosa scena dell’altra volta, cioè questa (iaki in arrampicata sulle valigie verso il volante). per la cronaca, stavolta avevo montato una rete artigianale. ok, come ingegnere delle reti faccio pietà.

il mio appartamentino, l’unico insieme ad un altro grosso la metà in cui mi trasferirò tra due giorni, è un insieme di elettrodomestici, mobili consumati, tende satinate dai colori orientali che fanno molto calumet e grossi, grossissimi orribili ragni neri con le ginocchia. l’unico davvero felice, anzi direi felicissimo, è iaki. ha spazio in abbondanza, un enorme letto sotto cui dormire e può vagare libero per la collina trotterellando dietro il contadino che guida il trattore (cosa che ha già fatto, esattamente dopo aver montato la gamba della povera padrona di casa).

mai come in questo caso però la prima impressione si è rivelata sbagliata. lentamente ma inesorabilmente, sistemando le mie cose, infilando i cuscini nelle federe, accendendo e spostando qualche lucina come piace a me, mettendo un po’ di radio (non ho la tv) e qualche cuscino mi sono innamorata di questo posto. la vista è stupenda e la dimensione intima ed isolatissima in cui mi hanno rinchiuso, e che mi sono cercata, alla fine è la risposta perfetta alle mie aspettative. ragni con le ginocchia a parte.
mi hanno portato una vera cena toscana in cucina, in un cestino rosso. buona da stare male. crema di carciofi su pane, zuppa toscana, arista al forno con fagiolini piccanti e patate arrosto, e una ciotola del loro yogurth con sopra miele ed un marmellata di prugne che sembrava fatta dagli angeli. ho consumato tutto sul mio tavolino di legno, illuminata da una candelina e certe lucine calde che da fuori mi facevano sembrare un personaggio del presepio, quelli elettrici in cui dalle finestre si intravedono delle figure davanti al fuoco che fanno gli stessi movimenti sterotipati. questa la prima foto. ricorda molto geppetto nella pancia della balena. almeno, geppetto come l’aveva disegnato la disney.

mi hanno anche sommerso di cartine per le escursioni. ce ne sono così tante che dovrei stare qui un mese per farle tutte. la prima sarà ovviamente quella al cimitero+ ospedale, ma mi sono ripromessa di essere ottimista e quindi domani andrò alle cascate qualcosa, devo ricontrollare il nome.

iaki ha questo aspetto, e cioè esattamente uguale a quello che aveva in camera a saltusio. è cambiato solo il pavimento.

per il resto…sarà sicuramente un’avventura.
una sfida con me stessa, per vedere se sono in grado di vincere contro un posto del genere, che potrebbe tirare fuori tutto il peggio di me.
e poi con il mio spirito di sopravvivenza, dato che il bagno è grande come una scatola da scarpe.

non c’è nemmeno una luce in tutta la valle, ora.
alla radio mandano baglioni, una vecchia scontata canzone.
la mia fantasia galoppa e l’unica cosa che so è che spero di non vedere nessuno ai piedi del letto.

gaia

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