Non so quanto sarà lungo questo post.
scrivo per l’ultima volta dal mio appartamentino, ho dovuto sbaraccare e cambiare di posto. adesso sono in un monolocale minuscolo sul limitare del bosco, ancora più su. non prende nemmeno internet, perciò nei prossimi giorni per avere un qualche contatto con il mondo mi toccherà scendere giù dalla scarpata col portatile e digitare due cazzate vicino agli alberi di mele e al pozzo.
il trasloco è stato vertiginoso e a iaki il nuovo posto fa semplicemente schifo. il fatto è che non c’è spazio. ci accavalliamo in continuazione e non si riesce a stabilire un cavolo di senso di percorrenza. saranno 4 lunghissimi giorni. come se non bastasse le finestre danno su una legnaia. risultato? un ragno di proporzioni giurassiche proprio sotto il letto, ma giuro, una cosa nera, enorme, gonfia e croccante, con un addome talmente grande che sembrava una prugna. stavolta ho annientato ogni senso di pietà e l’ho maciullato con le tazze da the. ci sono ancora le strisciate.
a volte penso che sono fuori di testa a scegliermi vacanze così. sottolineo vacanze. dovrei andare come fanno tanti in un bell’albergo pieno di comodità impigrendomi aspettando il pranzo e la cena. non ho ancora mangiato, devo toelettare iaki e sono stanca morta.
oggi abbiamo fatto la prima escursione. il vecchio di un agriturismo a cui sono andata a scroccare dell’acqua prima di partire, quando ha saputo che volevo arrivare alle cascate, ha strabuzzato gli occhi. quella neraaa???, ha gridato. si riferiva all’escursione. qui ci sono bianche rosse e nere come sulle piste da sci. sì, è bella? ho chiesto trillando. bella l’è bella, ha risposto con mille h fuori luogo, ma non la batte più nessuno e c’è che l’è faticosissima! e con le mani faceva il segno delle onde, come ad indicare qualcosa che va su e poi giù e poi di nuovo su. ovviamente io non gli ho creduto. capirai, avrà avuto 80 anni. ci credo che per lui è faticossisima. così mi sono incamminata con iaki tutta ottimista. esseri umani nel raggio dio 50 km: ZERO. la vegetazione è aridissima e iaki veniva assalito da stormi di cavallette, una cosa ridicolissima, sembrava una delle piaghe di egitto. era terrorizzato.
se il vecchio aveva ragione? secondo voi? abbiamo camminato per due ore in mezzo a una boscaglia piena di sterpi, cavallette, insetti di ogni genere, alberi caduti in mezzo ai resti di quello che una volta era un sentiero, dirupi, ammassi di rovi (sono tutta ferita), scivolate, pozze stagnanti con quegli insetti orrendi che pattinano e le rane. quasi sempre ho dovuto avanzare accucciata perchè i rovi formavano una specie di tunnel sulla testa. c’è da dire che iaki è stato sempre senza guinzaglio, bravissimo. ho sperato di incontrare un cinghiale ma niente. solo sanguisughe. alle cascate non ci siamo arrivati. dopo due ore abbiamo sbattuto contro la fonte del latte, chiamata così perchè faceva venire il latte alle donne incinte. oggi era una “poccia” bavosa a strapiombo su un burrone terrificante che mi ha fatto venire un’ora di vertigini. impossibile proseguire. il sentiero diventava una passerella alla indiana jones a strapiombo sul crepaccio senza la minima protezione. questa è la mia espressione felice sul luogo (quanto mi dovreste ammirare per non aver ancora fatto cadere la mia nikon in un burrone?).

questo invece era iaki. beata ingenuità.

ovviamente siamo dovuti tornare sui nostri passi, cioè altre due ore, questa volta tutte in mostruosa salita.



non ho fatto in tempo ad andare all’ospedale psichiatrico. frase che estrapolata dal contesto suona davvero inquietante. ci andrò domani.
la serata prevede un favoloso gioco in scatola, che qualcuno ha lasciato qui apposta per me insieme a taboo (ma è normale che contro me stessa vinca sempre io?) e domino. il titolo non vi sembra calzarmi a pennello?

ora svengo.
ho implorato la signora di rifarmi lo yoguth con la marmellata e il miele, e anche se stava uscendo a cena impietosita me l’ha portato. mi aspetta nel frigorifero, un po’ arrabbiato per il poco spazio.
dio ti prego fa’ che quella cavalletta-mostro che ho visto in veranda non venga dentro, fa’ che la candeggina che ho sparato sugli infissi funzioni, fa’ che non mi entri niente dentro la bocca mentre dormo.
amen.
gaia









