Biografia

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Ufficiale

Gaia Riva è una cantautrice pop/rock italiana.
La sua passione per la musica nasce all’età di 21 anni, in seguito all’incontro con Andrea Noto, che diventa il suo chitarrista e coautore. Gaia inizia da subito a creare pezzi propri, senza passare attraverso il più tradizionale percorso di “coverista”. I primi anni la vedono impegnata soprattutto in un lavoro di sperimentazione, alla ricerca della propria identità stilistica ed emotiva. Scrive moltissimi brani, prevalentemente in inglese, ed incide diversi demo presso il Phoenix Studio di Castel Mella (BS). La qualità della sua musica e le sue doti vocali si fanno subito notare: non mancano, infatti, vittorie e segnalazioni in concorsi nazionali e numerosi contatti da parte di talent scout ed A&R del settore.
Nel 2006 viene contattata da Sony/BMG, con cui firma il suo primo contratto discografico.

Di comune accordo, il progetto prende il nome di Gaia come artista singola, scartando la formula poco vincente del duo. Andrea diventa il produttore artistico del progetto e continua ad affiancare Gaia in tutti gli aspetti della sua attività discografica e musicale.
Il primo singolo, One, esce nel 2006 per Sony/BMG e viene scelto come colonna sonora dello spot Lancia Phedra, in onda sulle principali reti italiane nella primavera del 2006.
Gaia partecipa al Gran Galà di Festivalbar 2006, a Top of the Pops e al Giffoni Film Festival 2006.
One viene inserita nella Compilation Blu di Festivalbar 2006 e nella Wind Summer Collection, ed arriva al 21esimo posto della classifica italiana dei singoli più venduti, nonostante la scarsissima promozione. A One segue, in autunno, la release digitale del secondo singolo Winter Falls.
Nel novembre del 2006, Gaia pone fine alla collaborazione con Sony a causa di alcune divergenze artistiche e decide di chiudersi in studio per realizzare una pre-produzione di qualità da presentare alle case discografiche. Questo lavoro le procura, nel gennaio del 2008, il suo secondo contratto. Gaia incide per l’etichetta indipendente Oyez! i 4 pezzi del suo primo EP, Come and See, che esce a settembre sui principali music stores digitali e nei negozi di dischi. A seguire, il 20 marzo 2009, viene pubblicato l’album Frantic, un disco ricco e sfaccettato contenente 12 brani in inglese – fra cui il singolo Isolated – con l’aggiunta di 2 tracce in italiano. EP ed album sono stati registrati tra il Didde Studio (Besate, Milano), il Phoenix Studio (Castel Mella, Brescia) ed i Dunegon Studios (Oxford), con la produzione artistica di Andrea Noto e la collaborazione di Marco Guarnerio ed Emilio Rossi.
Nel giugno del 2009, Gaia ed Andrea creano l’etichetta discografica Sun Music, a rappresentanza e sostegno del proprio lavoro, avvalendosi dell’aiuto di alcuni fidati collaboratori.
La prima pubblicazione di Gaia sotto etichetta Sun Music avviene in occasione dell’uscita del brano Bianco e Nero (Dicotomia), ad aprile 2010. Bianco e Nero costituisce un’extra-release ed anticipa il secondo album di Gaia, Tutto Cade. L’album sarà, questa volta, interamente in lingua italiana, e verrà pubblicato in due parti. La prima di esse, Tutto Cade (parte1), in release esclusivamente digitale, è stata pubblicata su iTunes il 21.11.2011. Contiene 6 tracce inedite + Bianco e Nero, ed un digital booklet.
Gaia è autrice dei testi, delle melodie vocali e collaboratrice per gli arrangiamenti. Andrea Noto è autore delle parti musicali, collaboratore per gli arrangiamenti e produttore artistico del progetto.
Gaia è laureata con lode in ingegneria e diplomata in Marketing e Comunicazione con borsa di studio al XVII Master Publitalia ’80.

Secondo Gaia

Non nasco come cantautrice.
Nasco come sospetta indigestione di funghi in Trentino Alto Adige, in una piccola stube affacciata sulle belle montagne verdi vicino a Bolzano. Mia madre accusa nausee strane e tutti la prendono in giro. “Finferli”, dicono. “Troppi. Avresti dovuto mangiarne di meno”.
Dei finferli, in realtà, c’è solo il colore. Dentro i miei capelli.
Qualche mese più tardi, infatti, da quasi fungo divento Gaia.
Non sono una cantautrice nemmeno al liceo. Ascolto poche canzoni, quelle che sentono tutti. Studio molto e cresco sbagliata come capita a tanti nell’adolescenza. Penso che non troverò mai un posto nel mondo, l’altra metà della mela, una ragione di vita, insomma, tutti i luoghi comuni con cui ti torturano a quell’età. Ho il naso nei libri e nostalgia dell’infanzia. Sono l’alba chiara di Vasco Rossi, ti piace studiare, non te ne devi vergognare. Infatti non me ne vergogno.
Poi cresco, sboccio. Il secondo anno di università, ingegneria, cambia tutto. In una serata di lucciole e lanterne, durante una festa al lago, decido di mettere in piedi un gruppo insieme a due amici, tra cui Andrea. Non esiste nessuna ragione sensata che spieghi perchè. Non ho mai pensato alla musica prima di adesso, eppure da questo momento penserò ad essa per sempre. Illuminazione, follia, coca con rhum…non saprei come chiamarla. Ma cosa importa come si chiamano le cose? Quello che conta è che succedono e basta.
Dal giorno dopo sono operativa. Proviamo prima in una vecchia casa di campagna abbandonata, senza vetri alle finestre, con l’odore del fieno che arriva da fuori. Poi riadattiamo un vecchio capannone di famiglia, un posto industriale pieno di anfratti, buchi, stanzine e stanzone, compreso il grande soppalco che diventa la nostra centrale. Siamo in quattro e non facciamo cover. Solo pezzi nostri. Li scrivo insieme ad Andrea. Io testi e melodie vocali, lui musiche. Il nostro repertorio è vasto e allucinato. Subisco le influenze delle signore del rock ma anche dei gruppi più rivoluzionari, come gli AC/DC, i Nirvana, i Queen, gli U2. Sono attratta dall’aggressività, dall’energia, ma la mia anima è melodica. Scrivo moltissimi pezzi in cui grido spesso. I miei testi sono acerbi, come la mia voce. Ma la gente mi ascolta. Mi chiama. Mi dà consigli. Presto mi accorgo che non passiamo inosservati.
Nel 2001 resto da sola con Andrea. Una scelta sofferta ma necessaria. Il nostro potenziale creativo ha bisogno di concentrazione, di una dimensione più pulita. È qui che conosco Emilio. Vedo per la prima volta la sua faccia spuntare dalla porta di legno dello studio il giorno in cui vado ad incidere il mio primo provino. Non ha la barba, non ha moglie e non ha prole. Oggi, molti anni dopo, lavoro ancora con lui. È peloso, sposato e con due figli a carico. Emilio è bravissimo e familiare. Conosco il significato di tutte le sue facce, di tutte le sue storie, e spesso so cosa dirà ancora prima che lo dica. Emilio è fonico e casa.
Nel frattempo mi laureo in ingegneria. L’anno seguente parto per Milano e mi diplomo al Master Publitalia ‘80 in Marketing e Comunicazione. La musica diventa un sogno nel cassetto, a cui dedico molti pensieri e sempre meno attenzioni. Lo studio mi assorbe. Chi mi sta intorno mi vuole manager, donna d’azienda. Io continuo ad incidere i miei demo senza che nessuno li senta e faccio quello che vogliono gli altri.
Nel 2006, come una botta in testa, arriva la svolta. Il mio lavoro arriva alle orecchie di Sony/BMG, che mi mette sotto contratto. Esce il mio primo singolo, One. Sono frastornata e confusa. Non c’è mai abbastanza tempo, mai abbastanza cura. Sono sballottata, spaesata, impreparata. La fretta è all’ordine del giorno. Mi buttano in mezzo a un mare senza salvagente (la promozione) sperando che arrivi a riva nuotando da sola. Non c’è comunicazione. Non mi fanno parlare. Non si prendono cura di me. One mi dà delle belle soddisfazioni, ma presto capisco che così non può funzionare. Ho il cuore spezzato quando chiedo di rompere il contratto per ricominciare da sola.
La seconda collaborazione arriva nel 2008, con un’etichetta indipendente. L’anno precedente mi ha visto impegnata in 11 mesi di pre-produzioni che mi procurano la firma. Sono stanca. Ci viene chiesto di rilavorare sui pezzi, alla ricerca di un suono diverso. Così rientriamo in studio. Ancora. Il lavoro è ottimo, ma dalla chiusura del disco ogni giorno sembra esserci un intoppo. Passano mesi prima che venga pubblicato il primo EP, Come and See, e poi ancora mesi prima dell’uscita dell’album, Frantic, anticipato dal singolo Isolated. L’album è bello, ricco, curatissimo. Contiene la nostra spina dorsale, i nostri polmoni, il fegato, le arterie. Tutto di noi. Eppure niente di quello che ci è stato promesso succede. Patisco la solita assenza di promozione e non posso fare nulla. Siamo sfiniti. I due anni e mezzo di lavoro estenuante e di attese ci lasciano a terra. Il cuore si spezza una seconda volta, e paradossalmente ritorna intero. Capisco dove sta il problema. Chi sono. Cosa voglio. E me ne vado.
Eccoci arrivati ad oggi. Ad adesso. Sto incidendo nuovi pezzi e creando un’etichetta insieme al mio gruppo di lavoro. Ho deciso di avere il controllo di me e di quello che faccio. So che sono infelice quando non posso decidere, a meno che non decida qualcuno in cui ripongo una grande fiducia. E la fiducia è merce così rara…
A volte il tempo mi sfugge dalle mani. A volte mi do della pazza. A volte non ho un minuto per me. Eppure non mi sono mai sentita piena come ora, nonostante tutto. Presto uscirà il mio prossimo album, stavolta interamente in italiano. Voglio scrivere un po’ nella mia lingua. Ho voglia di poesia e di un po’ più di dolcezza. Ho voglia di stare bene.
Per diventare quella che sono a partire da una quasi indigestione di funghi c’è voluto sicuramente un bel po’ di sacrificio.
Ma il sacrificio non mi spaventa.
Non mi ha mai spaventato.

Gaia

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