THE UNSENT

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THE UNSENT

Non vi posso dare una traccia al giorno, lo capite ragazzi? Capite cosa c’è dietro ogni singolo brano? Capite:

  1. il rischio di esporsi con provini molto raffazzonati, per quanto mi piacciano
  2. il rischio che vi affezioniate a queste versioni, per poi sentirmi dire, come accaduto per For Someone Else e altre, “preferivo il demo…”
  3. il rischio di far uscire un EP che non è più una sorpresa
  4. la giusta reticenza nel mettere in piazza la propria creatività prima del tempo stabilito

?

Lo capite lo so.

Quindi mi devo arrangiare in modi che mi tengono sveglia la notte, per riaccendere voi, la voglia di contribuire al progetto con una donazione (CLICCATE QUI ) e per arrivare a nuove persone (la cosa più difficile, più difficile in assoluto… facebook è una sega da questo punto di vista… ho appena speso 130 euro in promozioni assolutamente inutili… e mi sono rotta il cazzo). Se non vado in tv, hai voglia a convincere un estraneo a partecipare al mio progetto. In questo periodo poi. A questo punto sogno un mecenate che in cambio di qualcosa di assolutamente pulito (come una cena virtuale) mi ricopra di soldi. Ma questo genere di persone di solito non vuole una cena.

Emilio deve salvare la baracca (così dice), i chitarristi sono troppo impegnati per seguirmi nella mia voglia di fare pezzi live (partirà a breve una ricerca di chitarrista, scusami Giò ma così non si può fare :()

Comunque. THE UNSENT è a mio avviso un pezzo fortissimo. Anzi, togliamo la parola forte, che non vuol dire niente. E’ un pezzo emozionante, almeno per me. Lo ascolterei mille volte, persino così, cantato in sordina per non disturbare i vicini ad Amsterdam, con 1/6 dell’arrangiamento (finto). Non voglio vederlo passare inosservato, non se lo merita. Quindi ci batto sopra come su un’incudine con un martello, per farvi capire quanto è – e può essere esponenzialmente – figo.

Ve lo racconto, nella genesi e nella sua identità. Vi porto dentro il progetto, partendo da lei, perché è lì che volevate essere per partecipare, giusto? Dentro il progetto. E allora non avete idea di quanto a fondo posso portarvi. E laggiù l’ossigeno è poco e rarefatto, si respira male. Solo i più resistenti ce la fanno. Rimpiangerete di non essere rimasti in superficie 😀 Solo, non questa volta. Voglio partire con gradualità.

THE UNSENT l’ho scritta ad Amsterdam, nel 2016. Era l’anno in cui credevo di morire per via di quel bigliettino trovato vicino a un cimitero (!)(cornone), così avevo smesso di viaggiare in posti lontani e sceglievo solo mete raggiungibili via treno. Stavo in una casetta carinissima proprio su uno dei canali, ad un piano alto, come piace a me. Si vedevano il fiume, gli alberi, e due germani reali, il cui verso – avevo scoperto – era chiamato feveggiare. Perlomeno durante gli amori.

Ero da sola, e passavo la prima parte della giornata in casa, la seconda in giro per la città. Era un mese piuttosto freddo, marzo credo. Adoro girare col buio. All’inizio ho odiato Amsterdam… mi sembrava così noiosa, senza niente da fare, troppo piccola per la mia vorace voglia di avventura e scoperte continue. Ma mi sbagliavo, perché dopo 3 settimane me ne sono innamorata, come accade con un vecchio amico che non hai mai guardato in un certo modo, ma di punto in bianco ti sembra un altro.

In questo appartamento c’era una grande lavagna, perché il proprietario era un insegnante. Un lavagna con tre pennarelli, rosso nero e blu, e tutti e tre funzionavano un po’ sì e un poì no. Ho amato quella lavagna, mia compagna di deliri notturni e diurni. E lì, accanto a lei, nella noia di quelle mattine e primi pomeriggi, in cui il mio unico pensiero era quale sontuosa insalata ordinare a domicilio, ho riaperto il mac e scritto THE UNSENT. Ripescando fra le vecchie basi che avevo a disposizione, in un giorno di sole, con certe scintille che la luce disegnava sul pavimento di legno simili a lucciole, o a note sparse senza un direttore d’orchestra.

THE UNSENT è una lettera mai spedita ad una persona che esiste davvero, e che non lo saprà mai. Ha un colore verde fatto di tante sfumature, chiare, acide e gialline. Nella mia testa la associo molto a FORGIVE YOU, non so bene perché. E’ una canzone che andrà cantata in modo intimo, ma con un crescendo sulle strofe. Gran parte dell’emozione la daranno i cori, che io adoro (in generale, per valorizzare qualunque canzone… qui in modo particolare). Ne mancano molti in questo demo (come manca molto di tutto il resto). L’inciso, invece, sarà più potente, e anche lì giocherà sulle armonie di voce.

Avevo girato una pillola video pietosa mentre ero là, una cosa raffazzonatissima visti i pochissimi mezzi a mia disposizione, con le scritte pubblicitarie ribaltate :D. Non c’erano ancora l’idea di loop, gi archi e i cori.

Mi ricordo di averla anche pubblicata, senza vergogna.

Era questa:

 

Vi lascio con una delle mie frasi preferite del testo:

“Every time that you comfort me

That you comfort me

The discomfort feels unbearable”

 

E vi abbraccio

Gaia

Vi ricordo che ho bisogno del vostro contributo, anche piccolo, per poter entrare in studio ed incidere i primi brani (che chiameremo EP)! Questa è la pagina ufficiale della raccolta: https://www.gaiariva.it/crowdfunding-page  Conto su di voi! Gaia

 

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